mercoledì 28 marzo 2012

I consigli dell'esperto: Il colloquio conoscitivo con uno psicologo

Quando si sceglie e si contatta uno psicologo solitamente si arriva al primo incontro con un misto di curiosità e timore.
Nel momento in cui paziente e terapeuta si vedono, si presentano entrano in gioco diverse variabili, tra cui gli effetti provocati dalla prima impressione e le esperienze individuali pregresse di ciascuno dei due: già da qui si stabilisce un primo contatto emotivo.
Il colloquio conoscitivo può occupare anche lo spazio di più incontri, a seconda del tempo necessario a raccogliere tutte le informazioni di cui lo specialista ha bisogno per costruire un quadro completo del paziente.
Generalmente, durante l’incontro, la persona espone il problema per cui è arrivata in consultazione: esordio, durata, eventuali motivazioni che il paziente ipotizza, conseguenze sulla qualità di vita nei suoi diversi aspetti (affettivi, lavorativi e sociali).
Lo scopo del primo incontro (o primi incontri) è quello di arrivare ad una valutazione della situazione attuale della persona e di come su questa incida il problema, motivo del ricorso ad uno specialista. Arrivati a questo tipo di inquadramento, condiviso con il paziente, lo psicologo propone il percorso ritenuto più adatto: counseling, sostegno psicologico o psicoterapia.
Dato che il fine del colloquio è di tipo conoscitivo, la persona può decidere se accettare subito quanto proposto, se rifiutare o se prendersi del tempo per rifletterci. Inoltre, il paziente può scegliere con chi eventualmente iniziare: infatti, può optare per lo psicologo conosciuto in fase di consultazione oppure ricorrere ad un altro (se per qualsiasi volesse cambiare).
Nel caso terapeuta e paziente iniziassero insieme un percorso, già il colloquio conoscitivo è stato un momento importante, in cui sono circolate informazioni ed emozioni: entrambi hanno iniziato a porre le basi per una relazione. 

Dott.ssa Alessia Altrocchi
Psicologa e Psicoterapeuta

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